Ambientalismo
18 agosto 2026

CLIMA: LE “PROVE” DEL CORSERA E LE ELUCUBRAZIONI DI REPUBBLICA



Quando ero piccolo mio papà acquistava due quotidiani: quello locale, La Sicilia, per informarsi dei pettegolezzi in città ove, pur la seconda più popolosa dell’isola, sembrava che tutti conoscessero tutti – o almeno così appariva alle mie orecchie di bambino mentre ascoltavo i commenti tra babbo e mamma sui protagonisti degli accadimenti del giorno. E il Corriere della Sera, mammasantissima dell’informazione nazionale, almeno a casa mia. Poi, quando arrivò in edicola anche Repubblica, io ero già studente universitario, e autonomamente decidevo che non valeva le 150 lire richieste dopo averne acquistato i primi due numeri (dare a tutti una seconda possibilità, ma mai una terza, è uno dei pochi motti che guidano la mia vita).


Quanto al Corriere, non so dire se è problema d’oggi che la fama si sia adombrata, e l’antico splendore, per qualche misteriosa ragione, appannato, oppure se non è mai stato tutto oro quel che luccicava. Mi piace credere la prima che ho detto. Ed è comunque un peccato: il Corriere d’oggi mi rammenta la Repubblica di 50 anni fa.  Sulla presunta crisi climatica, i due sono la fotocopia l’uno dell’altro. 


«Il riscaldamento globale dipende dall’uomo: ci sono le prove» è il titolo dell’ultimo racconto che occupava un’intera pagina del Corriere. Dopo aver letto l’articolo e non averci trovato alcuna traccia di prova, mi venne spontaneo chiedermi perché mai il quotidiano avesse in così poca stima l’intelligenza dei propri lettori. L’autrice, Gabriella Greison, fisico, dovrebbe conoscere le regole per fornire argomenti degni della qualifica di «prova». Ma a quanto pare non le conosce.


Prima di addentrarci nel pezzo, non posso tacere di non essere dello stesso avviso del titolo del Corriere; vi ho scritto diverse volte, sempre argomentando con cose che mi piace chiamare «fatti». Li chiamo così perché non sono contestati da nessuno, neanche da chi, diversamente da me, ritiene che la colpa sia tutta dell’uomo. I «fatti» non sono prove, però quelli da me segnalati gettano ombra sulla tesi colpevolista. E sono così numerosi da lasciarla, a mio parere, nel buio più nero. 


Per dire. 1) Nel presente periodo interglaciale – l’Olocene – il clima del pianeta non ha ancora raggiunto i caldi degli ultimi quattro periodi interglaciali. 2) Né nell’ultimo secolo ha raggiunto un clima caldo come quello di altri secoli caldi occorsi nell’Olocene con cadenza millenaria. 3) Al caldo odierno siamo giunti attraverso un processo cominciato intorno al 1690, cioè oltre due secoli prima che l’uomo immettesse CO2 in atmosfera. 4) Nel pieno degli anni di emissioni umane il pianeta ha avuto decenni di rinfrescamento (1940-80 e 2000-2015). 5) Di eventi meteo estremi – uragani, siccità, inondazioni, ondate di calore – come quelli d’oggi che la vulgata attribuisce alle emissioni umane – numerose cronache ci informano che ne sono occorsi in passato, come e anche più intensi di oggi. 


Poi ci sono alcuni tecnicismi che i colpevolisti nascondono sotto il tappeto. Per esempio, il fatto che la Terra emette radiazione infrarossa tra 5 e 50 micron e che in questo intervallo la CO2 è capace di assorbire solo quella di 15 micron. Oppure il fatto che quello di temperatura media globale è un concetto privo di senso per chiunque (come me che scrivo) conosca l’abc della termodinamica e l’abc della statistica. Quest’ultima cosa è molto seria perché qualifica poco meno che spazzatura l’intera climatologia recente. Ne parleremo un’altra volta. 


Ma veniamo al pezzo del Corriere: non c’è uno straccio delle prove promesse (se non ci credete, leggetelo: è di sabato 8 agosto). L’autrice annuncia di «smontare i luoghi comuni dei negazionisti». E quali negazioni vorrebbe smontare? Nella prima colonna, la negazione dell’origine antropica dell’aumento della CO2 in atmosfera. Nella seconda, la negazione dell’importanza della CO2, ritenuta irrilevante perché occupa solo lo 0.04% del volume atmosferico. Nella terza, la negazione del riscaldamento globale. Peccato che nessuno di questi è un luogo comune dei negazionisti. Il trucco retorico è infantile: far passare per cretino un avversario mettendogli in bocca cose cretine che l’avversario mai ha pronunciato.


L’autrice racconta correttamente il meccanismo di funzionamento dei gas serra, ma omette di informare i lettori che la CO2 assorbe solo a 15 micron, che il vapor d’acqua è il principale gas serra e assorbe lungo uno spettro più ampio di lunghezze d’onda, inclusa quella di 15 micron (cioè compete con la CO2).  


«Resta la prova dei modelli», conclude. I modelli sono la cosa che sopra ho qualificato «spazzatura». Dice Greison: se nei modelli non si include il contributo umano, essi non ricostruiscono il clima degli ultimi 50 anni; ma lo ricostruiscono se vi si include il contributo umano. Non sembra venirle il dubbio che quando non riproducono il clima la ragione potrebbe essere che i modelli siano sbagliati e che quando invece lo riproducono è perché vi è stato inserito ad hoc un presunto contributo antropico. Per toglierselo, quel dubbio, basta controllare se i modelli riproducano il clima in un passato privo di emissioni umane. Ebbene, non lo fanno: i modelli non riproducono i periodi caldi olocenico, romano e medievale. Alla fine, il Corriere non fornisce alcuna delle promesse prove.


Non posso tacere di Repubblica, che proprio ieri 17 agosto, come a far da staffetta al quotidiano milanese, affida le proprie elucubrazioni climatiche a tre pezzi ove aprono bocca una psicologa, un filosofo ed un economista/politico. La prima, Elena Dusi, scrive il pezzo che, pur confusionario, è il migliore: correttamente individua alcune responsabilità del caldo recente (per esempio, El Niño), anche se non sa frenarsi dall’aggiungere, come il prezzemolo, la CO2 antropica (che sulle ondate di calore non può avere alcun ruolo). 


Poi c’è tale prof. Mauro Ceruti, che se la prende con «la cultura iper-semplificatrice dei negazionisti che sottovalutano la complessità del fenomeno del cambiamento climatico». Ma prende fischi per fiaschi, il professore, perché i negazionisti sono proprio coloro che negano che il clima – sistema complesso, appunto – sia oggi guidato, quasi al 100%, dalle emissioni umane di CO2, come invece iper-semplificano, da decenni, alla Repubblica


L’economista/politico è il prof. Enrico Giovannini: evoca l’apocalisse, ma quando nel governo Draghi era ministro – e lo era delle Infrastrutture – non si spese molto per realizzarne per il governo delle acque; ma si spese moltissimo per promuovere eolico e fotovoltaico e il resto della fuffa della transizione energetica.


 Immagino cosa vi sia passato per la mente al punto in cui avete letto di «spazzatura». Possibile? – vi sarete chiesti. Purtroppo, sì: l’intera narrazione colpevolista sposata dai Greison, Dusi, Ceruti, Giovannini, Corriere e Repubblica, ha ottenuto così tanti successi – le hanno pure dato quattro Nobel, due per la pace e due per la fisica – che la sua natura di spazzatura deve essere insabbiata per salvaguardare la reputazione della scienza.


Franco Battaglia


Articolo pubblicato sul quotidiano LA VERITÀ il 18 agosto 2026







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