Ambientalismo
02 agosto 2026

CONTINUA LA CAMPAGNA DEI CATASTROFISTI PER IMPORRE IL PENSIERO UNICO SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO
IL CORSERA E L'ACCADEMIA DEI LINCEI HANNO DATO VITA ALL'ENNESIMO CONFRONTO A SENSO UNICO. SULLE CAUSE DEL RISCALDAMENTO GLOBALE È CHIUSO, dice il ritornello. Demolendo così il metodo scientifico


Scrivo queste righe angosciato da un amletico dubbio: il Corriere della Sera e l’Accademia dei Lincei chiuderanno o no i battenti? Organo d’informazione, il primo, e accademia scientifica, la seconda, tradiscono oggi il loro glorioso passato, avendo rinunciato a fare informazione e scienza. Lo scorso 28 Luglio si sono esibiti su «Cambiamenti Climatici tra negazionisti e catastrofisti: dov’è la verità?», col vicedirettore del Corsera, Daniele Manca, che intervista gli accademici Bruno Carli e Filippo Giorgi. Risultato: pessimo giornalismo e pessima informazione scientifica, a cominciare dal titolo, difettoso nel merito e nel metodo. 


Nel merito perché le parole usate – catastrofisti e negazionisti – sono un modo volgare di etichettare gli esponenti di un dibattito in corso tra coloro che ritengono che il cambiamento climatico dell’ultimo secolo sia dovuto quasi esclusivamente alle emissioni antropiche di CO2, e coloro che invece ritengono che la CO2 antropica non ha, sul clima, alcun ruolo significativo e degno di menzione. 


Ecco, di seguito, perché i primi sono detti catastrofisti. Il cambiamento climatico in parola consiste di un riscaldamento secolare di circa 1 grado, cosa di cui a nessuno importerebbe, visto che il pianeta ha sperimentato cambiamenti climatici ben più importanti e l’umanità è sottoposta a variazioni climatiche, appena stagionali, di decine di gradi; e la stessa Terra ha variazioni climatiche di 100 gradi tra l’equatore e i poli. Allora, per riscuotere un’attenzione altrimenti improbabile, i sostenitori della causa antropica cominciarono a procurare allarme prefigurando catastrofi, senza neanche considerare la possibilità che, magari, il detto cambiamento climatico facesse, tutto sommato, bene. Insomma, i primi si sono spontaneamente trasformati in catastrofisti, altrimenti nessuno se li sarebbe filati. I secondi, invece, nel mettere in dubbio il contributo della CO2 antropica sul clima, si sono ritrovati, loro malgrado, nel ruolo dei guastafeste e, visti come il fumo negli occhi dai primi, sono stati oggetto della più nefanda campagna denigratoria ed etichettati col repellente epiteto di “negazionisti”. 


Quanto al metodo, i due professori intervistati sarebbero entrambi “catastrofisti”, cosicché non c’erano “negazionisti” né contraddittorio, e la promessa della verità è destinata a essere tradita visto che nella chiacchierata si ascolta una sola voce.


Il pessimo giornalismo è aggravato dal fatto che Carli e Giorgi non sono scienziati. Sono, sì, professori di fisica, ma non sono scienziati. I due, infatti, non applicano il metodo scientifico. E questo non solo perché rifiutano il confronto (più volte i Lincei sono stati invitati ad un confronto pubblico, ma si sono sempre sottratti, fino al punto, una volta, di cancellare una conferenza pur di non dar voce a pareri opposti – una macchia indelebile nella storia dell’Accademia); ma anche per le posizioni assunte durante la chiacchierata col giornalista. Ecco alcune perle. 


Esordisce Giorgi: «L’attuale riscaldamento è attribuito in maniera inequivocabile alle attività umane: su questo non c’è più alcun dibattito». Questa appena detta è una frase estranea al metodo. Esso proibisce, se così posso dire, pronunciare la frase su cose molto più consolidate, e nessuno scienziato la pronuncerebbe, ergo Giorgi rivela di non esserlo. Ma c’è di più: che motivazione dà per parlare così? Ne dà due. Uno, perché – dice – “inequivocabile” è la parola usata dall’Ipcc, aggravando così la propria posizione: dire che «le cose stanno così perché così ha detto qualcun altro» è un altro errore che il metodo vieta di commettere, perché il principio d’autorità non è ammesso. E, due, perché l’Ipcc non ha alcuna autorevolezza scientifica, essendo formato per nomina politica. Il governo di 25 anni fa manifestò la volontà di nominarmici, ma io declinai il cortese invito perché non volevo macchiare il mio curriculum. L’Ipcc può sbilanciarsi con le parole «inequivocabile» e «dibattito chiuso» proprio perché non è tenuto a seguire il metodo Galileiano. E non lo segue. Comunque sia, Giorgi non offre alcun fatto a sostegno della propria affermazione, e non lo fa perché non c’è alcun fatto che abbia provato la responsabilità antropica del riscaldamento. Essa rimarrebbe a livello di congettura se non fosse che ci sono decine di fatti che la sconfessano, e che i professori non conosceranno mai perché rifiutano il confronto.


Da buon catastrofista, Giorgi afferma che bisogna preoccuparsi: senza neanche chiedersi se per caso il riscaldamento possa essere benvenuto, e senza dire perché bisogna preoccuparsi. O meglio: lo dice, affermando che sono in accelerazione eventi meteo severi, ma non porta alcun dato a sostegno della cosa – che invece è sonoramente falsa. 


Non meno incredibile è Carli, che senza arrossire lamenta che l’allarme della scienza avrebbe «trovato fortissime opposizioni». Non ho parole. Sono oltre trent’anni che tutti i governi assecondano questo allarme, organizzando ogni anno riunioni planetarie (le 33 Cop), foraggiando con trilioni di dollari l’intero circo e impegnando, solo negli ultimi 20 anni, oltre 8 trilioni di dollari nella fallimentare transizione energetica. Prof. Carli, suvvia… 


Fatemi concludere illustrandovi la natura dell’allarme. In figura si riporta il clima del pianeta nel corso degli ultimi 10.000 anni dedotto da carotaggi in Groenlandia. All’estrema destra della figura ci siamo noi, ove l’ultima parte del grafico, la caccola di riscaldamento dentro il cerchio rosso, sarebbe ciò che toglie il sonno agli sprovveduti. Fate ora voi.



Figura. Il clima globale del periodo interglaciale olocenico (ultimi 10.000 anni) con evidenti periodi caldi occorrenti ogni 1000 anni circa. Sull’asse verticale, a sinistra le temperature effettive e, a destra, gli scostamenti da una media di rifermento. La preoccupazione odierna è il riscaldamento occorso durante gli ultimi 300 anni (striscia verde a destra e cerchiato in figura). Fonte: Greenland Ice Sheet Project (Gisp-2).


Franco Battaglia
Articolo pubblicato sul quotidiano LA VERITÀ il 2 agosto 2026







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