Ambientalismo
29 maggio 2026

IL NUCLEARE È LA FONTE DI ENERGIA PIÙ SICURA CHE C'È

RISCHI DA PRODUZIONE ELETTRICA DA NCLEARE

Qualunque attività umana – anche una semplice passeggiata – comporta rischi. Oltre a quelli intrinseci dell’attività in questione, v’è anche il rischio dell’errore umano, e questo non può eliminarsi se non eliminando l’uomo. Una tra le nostre più importanti attività è la produzione d’energia elettrica, di cui vogliamo confrontare i rischi delle varie tecnologie. Siccome l’unica cosa senza rimedio è la morte, ci sentiamo contenti se il confronto lo facciamo coi decessi da esse causati; i quali, tra l’altro, offrono la comodità aggiuntiva che si contano, e non dobbiamo disquisire sul valore di altri danni. Naturalmente, bisogna contare i decessi rapportandoli alla produzione elettrica. I dati “ufficiali” sono riprodotti nella figura, che fornisce i morti per ogni terawattora elettrico prodotto da carbone, petrolio, biomassa, gas naturale, idroelettrico, eolico, nucleare e fotovoltaico. Giusto per avere un’idea di cos’è il terawattora, basti sapere che è l’energia elettrica consumata in un solo giorno dall’Italia.



Come si vede, fotovoltaico, nucleare, ed eolico sono le più sicure. Anche più dell’idroelettrico: non dimentichiamo che, per esempio, il disastro del Vajont spezzò 2000 vite in una sola notte. Noi però siamo come San Tommaso, e ci piace mettere il dito anche sulla piaga dei dati “ufficiali”: per farla breve, non ce li beviamo a occhi chiusi. Se apriamo gli occhi, vedremo che il nucleare è ancora più sicuro di quanto ci dicano i valori “ufficiali”. La figura è stata costruita assumendo che nei successivi 70 anni da quando si è cominciato a produrre elettricità da nucleare, la tecnologia avrebbe causato circa 2700 decessi (400 da Chernobyl e 2300 da Fukushima). Ma la conta è sbagliata o, comunque, arbitraria. 

Scrivono gli autori della figura: «A Chernobyl, 2 lavoratori alla centrale morirono sotto le macerie dell’esplosione». Come arrivano a 400? Ecco il riassunto di cosa scrivono. «Tra le diverse migliaia di soccorritori inviati, a 134 fu diagnosticata la sindrome da radiazione acuta (Sra): di costoro 28 morirono nei primi 4 mesi e altri 19 nei successivi vent’anni». La verità, però, è che fu il regime comunista sovietico, incurante della sicurezza dei lavoratori, a mandare soccorritori senza dotarli di alcuna protezione. Furono mandati a suicidarsi, cosicché la manifestata Sra fu una conseguenza non del nucleare in sé ma del disprezzo che aveva quel regime per la vita dei lavoratori. Per i successivi 19, gli stessi autori scrivono che «molti di questi 19 morirono per cause non correlate alla Sra», cosicché non si capisce perché li aggiungano tutti ai precedenti 28. 

Non è finita: aggiungono all’elenco altri 15 morti per tumore alla tiroide, registrati nel corso dei vent’anni successivi in un’area di 6 milioni d’abitanti attorno a Chernobyl. Il fatto è che ogni anno v’è, in media, un morto per tumore alla tiroide per ogni milione d’abitanti del mondo (per esempio, in Italia sono circa 300 l’anno i tumori alla tiroide con decorso fatale), cosicché in quell’area attorno a Chernobyl ci si sarebbe atteso, in vent’anni, oltre 100 morti. Insomma, attribuire quei 15 all’incidente è come pretendere da quell’area di essere l’unica al mondo immune dalle fatalità di quella patologia. Verosimilmente, i decessi furono 15 anziché oltre 100 perché in seguito all’incidente si decise di passare sotto l’ecografo la tiroide di quei 6 milioni di persone, cosicché la maggior parte dei tumori fu diagnosticata in tempo e curata. Senza l’incidente non ci sarebbe stata quella capillare diagnostica, e i decessi sarebbero stati in linea con la media mondiale: quando si dice che non tutti i mali vengono per nuocere.

Finora siamo a 64 morti con nome e cognome. Come gli autori arrivano a 400? Questo è interessante perché è lo stesso modo con cui arrivano a 2300 per i morti da nucleare a Fukushima, per i quali cominciano con lo scrivere: «a Fukushima nessuno è morto direttamente dall’incidente». I 2300 – così come i 400 da Chernobyl – sono allora una stima di individui (tutti immaginari, nessun nome e cognome) che, statisticamente, sarebbero morti tenendo conto delle radiazioni assorbite. 

Con un conto della serva, ecco come sono eseguite queste statistiche. Sappiamo per certo che assorbendo una dose di radiazione pari a 5 Sv (sievert), la probabilità di morire è del 50%. Ogni turista che si ferma qualche ora in piazza San Pietro assorbe circa 1 milionesimo di Sv (i sanpietrini del selciato contengono uranio e torio, che sono naturalmente radioattivi), cosicché i 10 milioni di turisti l’anno che visitano la piazza avranno assorbito 10 Sv, quanto basta per “statisticamente” mandare un cristiano all’obitorio. Ecco, di morti statistici, che sarebbero stati 2700 per colpa della produzione elettrica da l’elettronucleare, ce ne sarebbe 1 l’anno tra i visitatori di piazza San Pietro. Chissà chi è.

La verità secondo la buona scienza è che in oltre 70 anni di produzione elettrica da nucleare, gli incidenti occorsi hanno causato solo 2 morti, e non i 2700 “ufficiali”. In ogni caso, anche a bersi questi ultimi, tra le tecnologie di produzione elettrica che funzionano, quella da nucleare è – e di gran lunga – la più sicura che c’è.

Franco Battaglia
Articolo pubblicato sul quotidiano LA VERITÀ il 29 maggio 2026







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