Mons. Viganò


09 luglio 2021
Mons. Viganò rimprovera i cardinali filo-Lgbt Cupich, Gregory, Tobin: sono

In un'intervista esclusiva a LifeSiteNews


Mons. Viganò rimprovera i cardinali filo-Lgbt Cupich, Gregory, Tobin: sono "indegni di celebrare" la Messa


È un gesto suicida in cui i vertici della Chiesa si arrendono incondizionatamente all'ideologia anticristica del globalismo e consegnano l'intero gregge di Cristo come ostaggio al Nemico, abdicando al loro ruolo di Pastori e mostrandosi per quello che sono veramente: mercenari e traditori”, ha detto l'arcivescovo.


8 luglio 2021 (LifeSiteNews) – In una nuova intervista scritta in esclusiva per LifeSiteNews, l'ex nunzio degli Stati Uniti, l'arcivescovo Carlo Maria Viganò, condanna il recente sostegno di papa Francesco al sacerdote promotore dell'omosessualità padre James Martin. “Si tratta di un gesto suicida in cui i vertici della Chiesa si arrendono incondizionatamente all'ideologia anticristica del globalismo e consegnano l'intero gregge di Cristo in ostaggio al Nemico, abdicando al loro ruolo di Pastori e mostrandosi per quello che realmente sono: mercenari e traditori”, ha detto.

È, ha detto l'arcivescovo Viganò, “oltraggiosa verso Dio, scandalosa per l'onore della Chiesa, materia di grave scandalo per i fedeli e desolante abbandono per sacerdoti e confessori che si possa dare voce a un gesuita (p. James Martin) che fonda il suo successo personale non su una corretta azione pastorale volta alla conversione dei singoli omosessuali rispetto alla morale, ma sulla promessa illusoria di qualche cambiamento nella dottrina cattolica che legittimerebbe il comportamento peccaminoso delle persone”.

L'ex rappresentante vaticano negli Stati Uniti, noto a livello internazionale per aver smascherato gli insabbiamenti degli abusi dell'ormai ex cardinale Theodore McCarrick, si dimostra nell'intervista (testo integrale sotto) un eccezionale maestro della fede capace di raggiungere contemporaneamente il semplice e l'erudito con una verità che, pur cruda che sia, è intrisa di carità.


Spiegando l'insegnamento della Chiesa sul delicato tema dell'omosessualità, l'Arcivescovo Viganò ha detto: “La Chiesa, fedele all'insegnamento del suo Capo, è Madre e non matrigna: non asseconda le debolezze e l'inclinazione al peccato dei suoi figli, ma ammonisce loro, li esorta e li punisce con sanzioni medicamentose per condurre ogni anima al fine per cui è stata creata, cioè la beatitudine eterna”.


Bisogna mostrare, con paziente ma ferma direzione spirituale”, ha detto, “che ogni essere umano ha un destino soprannaturale e un cammino di sofferenza e di sacrifici che lo temprano e lo rendono degno della sua eterna ricompensa. Non c'è Resurrezione senza Calvario, non c'è vittoria senza combattimento”!

Questo è vero”, ha aggiunto, “per ogni anima redenta da Nostro Signore: sia la persona sposata che il celibe, il sacerdote e il laico, l'uomo e la donna, il bambino e l'anziano”.

La battaglia contro la propria natura corrotta dal Peccato Originale ci unisce tutti: chi gestisce il denaro deve lottare contro la tentazione di rubare, chi è sposato deve combattere contro la tentazione di tradire il proprio coniuge, chi vive in la castità deve combattere contro le tentazioni contro la purezza, chi mangia del buon cibo deve combattere contro la tentazione della gola, e chi è esposto al pubblico plauso deve combattere contro la tentazione dell'orgoglio”. “Così, con umiltà e fiducia nella grazia di Dio, e ricorrendo all'intercessione della Vergine Immacolata, ogni persona che il Signore mette alla prova – anche nella dolorosa situazione dell'omosessualità – deve comprendere che è nella battaglia contro il peccato che si conquista il proprio posto nell'eternità”.


E mentre le sue parole per coloro che lottavano contro la tendenza al peccato sono state chiare, ferme e amorevoli, il suo commento sui pastori che avrebbero sviato le pecore è stato severo. Viganò ha elogiato i pastori che nella carità usano la disciplina per richiamare alla verità i cattolici ribelli rifiutando loro la Santa Comunione: “I pastori che sono fedeli al mandato loro conferito da Nostro Signore non solo riconoscono la loro situazione di peccato pubblico, ma non vogliono nemmeno aggravarlo con la profanazione del Santissimo Sacramento”, ha detto.

Tuttavia, ha continuato, quei prelati che sostengono il contrario, «come Cupich, Tobin, Gregory e i loro seguaci» sono «ancora più ribelli» dei politici abortisti che concedono la Santa Comunione e sono essi stessi «indegni di celebrare la Sacra Misteri»



Viriliter agite, et confortetur cor vestrum.

Agisci da uomo e lascia che il tuo cuore si rafforzi. Sal 30:25



LifeSiteNews: Cosa ne pensa del sostegno di Papa Francesco a padre James Martin?


Mons. Viganò: L'ideologia LGBTQ+ e la teoria del gender che presuppone come postulato rappresentano una minaccia mortale per tutta la nostra società, la famiglia, la persona umana, e ovviamente anche per la Chiesa, perché dissolvono il corpo sociale, i rapporti tra i suoi membri, e il concetto stesso della realtà biologica dei sessi, che viene arbitrariamente modificato nella discutibile e variabile autopercezione soggettiva di ogni persona basata sul genere. Molti non si rendono conto del caos che questo provocherà non solo nelle abitudini civili e familiari ma anche in quelle religiose, non appena il riconoscimento del movimento LGBTQ+ porta inevitabilmente persone con quella che si può definire disforia di genere a chiedere di essere accolte nelle parrocchie e comunità. Un esempio emblematico potrebbe essere il caso di un uomo ordinato sacerdote che a un certo punto crede di identificarsi come donna: dobbiamo prepararci all'eventualità di vedere messa celebrata da un transessuale o da un travestito? E come conciliare l'esistenza persistente del cromosoma maschile – che definisce indefettibilmente la materia del Sacramento dell'Ordine – con le sembianze di una donna? Cosa pensare del caso di una suora che, sviluppando un'autopercezione maschile, chiede di essere trasferita in una comunità religiosa di uomini e magari anche di ricevere gli ordini sacri? Questo delirio, le cui conseguenze sono assurde e inquietanti in ambito civile, se applicato in ambito religioso, infliggerebbe un colpo mortale al già martoriato corpo ecclesiale. Dobbiamo considerare le ragioni che hanno portato una personalità come James Martin, SJ, a godere di tale notorietà e visibilità in ambito ecclesiale e anche nelle istituzioni romane, ricevendo l'incarico di Consultore del Dicastero per le Comunicazioni ed essendo stato recentemente destinatario di una lettera manoscritta da Bergoglio. Il suo ostentato impegno a sostegno del movimento pansessualista offre effettivamente un sostegno ponderato e acritico per una serie illimitata di variazioni e perversioni sessuali.

Tale adesione a priori non è il deplorevole eccesso di un singolo gesuita ma rappresenta l'azione programmata di un'avanguardia ideologica che si è già dimostrata incontrollabile e capace di orientare lo stesso “Magistero” di Bergoglio e della sua corte. L'ideologia LGBTQ+ costituisce il nuovo paradigma morale della religione globalista dell'indistinto, di chiara matrice gnostica e luciferina. L'assenza di dogmi soprannaturalmente rivelati funge da premessa di un superdogma post-umano, in cui la Fede viene pervertita in un'accettazione incondizionata di ogni sorta di eresia e depravazione, la Speranza si dissolve nell'assurda pretesa di una salvezza già garantita hic et nunc, e la Carità si corrompe in una solidarietà orizzontale priva del suo riferimento ultimo in Dio.


L'attivismo del gesuita Martin prefigura il ministero arcobaleno dell'Era dell'Acquario, la religione dell'Anticristo e l'adorazione di idoli e demoni, a cominciare dalla sporca Pachamama. Per questo l'indecente e scandaloso avallo bergogliano delle aberranti provocazioni di James Martin è solo un passo in più lungo un percorso iniziato con il suo celebre “Chi sono io per giudicare?” in perfetta coerenza con la linea di “rottura” di questo “pontificato”.


È un gesto suicida in cui i vertici della Chiesa si arrendono incondizionatamente all'ideologia anticristica del globalismo e consegnano l'intero gregge di Cristo in ostaggio al Nemico, abdicando al loro ruolo di Pastori e mostrandosi per quello che realmente sono: mercenari e traditori. Scandalizzati, assistiamo al passaggio da “argue, obsecra, increpa, insta opportune importune” – “rimproverare, supplicare, rimproverare, sii istantaneo a tempo e fuori tempo” (2 Tm 4,2) – a “loquimini nobis placentia” – “parlaci di cose piacevoli” (Is 30,10).


Non sorprende quindi che James Martin goda di tale apprezzamento nelle sfere più alte del Vaticano, che secondo la metodologia in vigore dal Vaticano II lascia mano libera agli esponenti più agitati delle correnti progressiste e adotta poi la dialettica hegeliana tra la tesi di morale naturale e cattolica, antitesi delle deviazioni dottrinali e sintesi di un nuovo magistero al passo con i tempi. Questo modo di procedere, che ad alcuni può sembrare un prudente aggiornamento alla mentalità secolarizzata del nostro tempo, rivela tuttavia un abissale tradimento dell'insegnamento di Cristo e della legge impressa nell'uomo dal suo Creatore. Una maggiore licenza nel vizio – largamente voluta e promossa dall'odierna ideologia anticristiana dominante – non legittima in alcun modo questa negazione da parte della Gerarchia del comando che ha ricevuto da Nostro Signore, né può autorizzare operazioni di adulterazione che mirano unicamente ad assecondare lo spirito mondano e la corruzione dei costumi. Al contrario, più il mainstream spinge per la cancellazione dei principi immutabili della morale cattolica, più i pastori hanno il dovere di alzare la voce per riaffermare senza esitazione ciò che Dio ha comandato loro di predicare. Trovo quindi oltraggioso nei confronti di Dio, scandaloso per l'onore della Chiesa, motivo di grave scandalo per i fedeli e desolante abbandono per sacerdoti e confessori che si possa dare voce a un gesuita che fonda il suo successo personale non sulla corretta pastorale azione volta alla conversione dei singoli omosessuali rispetto alla Morale, ma sulla promessa illusoria di qualche cambiamento nella dottrina cattolica che legittimerebbe il comportamento peccaminoso delle persone e concederebbe la dignità di interlocutore ai cosiddetti movimenti LGBTQ+.

Il solo uso di questa sigla, che sostiene le persone identificandole meccanicamente nella loro specifica perversione sessuale contro natura, dimostra una prostrazione di James Martin e dei suoi collaboratori alle richieste della lobby pan-sessuale, che la Chiesa non può accettare o legittimare in meno. In ogni caso, se gran parte del Clero è così impaziente di vedere le istanze dell'ideologia LGBTQ+ avallate dalla Gerarchia, ciò è chiaramente dovuto a un esecrabile conflitto di interessi e a una crisi morale e disciplinare molto profonda.


LifeSiteNews: È possibile cambiare l'insegnamento della Chiesa riguardo alle unioni omosessuali, soprattutto considerando che papa Francesco ha approvato pubblicamente le unioni civili, che in passato erano condannate dai documenti magisteriali del Vaticano?


Mons. Viganò: Va chiarito che i comportamenti contrari al sesto comandamento del Decalogo, soprattutto quelli concernenti i disturbi sessuali che offendono il Creatore nella distinzione naturale dei sessi stessi e nella finalità procreativa dell'atto coniugale, non possono essere sottoposti ad alcun aggiornamento, neanche sotto la pressione di gruppi di potere o leggi inique promulgate dall'autorità civile. Va denunciata senza esitazione anche la mentalità edonistica e pansessualista che sta alla base dell'ideologia dominante odierna, secondo la quale l'esercizio della sessualità non è intrinsecamente ordinato alla procreazione ma può avere come unico scopo la soddisfazione sregolata del piacere. Questa visione ripugna all'ordine naturale voluto dal Creatore, che rende lecito l'atto sessuale solo nell'unione dei coniugi benedetti dal Sacramento e aperti al concepimento. È evidente che, poiché la natura in primo luogo non rende possibile la procreazione tra due uomini o due donne, ogni forma di sessualità tra persone dello stesso sesso è intrinsecamente disordinata, e come tale non può essere in alcun modo giustificata. Le unioni civili non sono altro che forme di legittimazione pubblica del concubinato in cui la coppia non si assume le responsabilità e i doveri connessi all'istituto naturale del matrimonio. Se l'autorità civile approva tali unioni, abusa della propria autorità, che la Provvidenza ha istituito nei limiti ben precisi del bonum commune e mai in diretta contraddizione con la salus animarum che la Chiesa veglia con la sua materna autorità. Ma se tali unioni sono ratificate dall'autorità ecclesiastica, il tradimento del mandato divino si aggiunge alla perversione dello scopo per il quale lo ha voluto il supremo Legislatore, rendendo di fatto nulla e vuoto.


LifeSiteNews: Sono molti i vescovi negli Stati Uniti che firmano lettere a sostegno dell'identificazione come LGBT e confermano questo orientamento, così come altri – come il cardinale Cupich – suggeriscono che le coppie omosessuali possono ricevere la Santa Comunione. Qual è il Suo messaggio ai cattolici che potrebbero essere sconcertati da tali dichiarazioni?


Mons. Viganò: Lo pseudo-magistero degli ultimi anni, in particolare quello di Amoris laetitia sull'ammissione ai sacramenti dei pubblici concubinari e dei divorziati, ha aperto una breccia in quella parte del Magistero che anche dopo il Vaticano II era stato preservato dalla demolizione sistematica da parte degli innovatori. Non stupisce quindi, pur nella sua assoluta gravità, che una volta ammesse alla Santa Comunione persone che si trovano in stato di peccato mortale, questa infelice decisione venga poi estesa a persone che non hanno la capacità di contrarre matrimoni legittimi, poiché non sono una coppia composta da un uomo e una donna. Ma a ben vedere, questa visione eterodossa riguarda anche i politici che nella loro azione di governo e di impegno sociale contraddicono pubblicamente l'insegnamento cattolico e tradiscono l'impegno di coerenza assunto con il loro Battesimo e Cresima. D'altra parte, i cosiddetti “cattolici adulti” – che agli occhi di Dio sono semplicemente ribelli alla Sua santa Legge – trovano ampia approvazione tra Vescovi ancora più ribelli – come Cupich, Tobin, Gregory, e i loro seguaci, che sono essi stessi indegni di celebrare i Santi Misteri – mentre i Pastori che sono fedeli al mandato loro conferito da Nostro Signore non solo riconoscono la loro situazione di peccato pubblico, ma non vogliono nemmeno aggravarla con la profanazione del Santissimo Sacramento. Qual è l'insegnamento essenziale e immutabile della Chiesa riguardo all'omosessualità? La Chiesa, fedele all'insegnamento del suo Capo, è Madre e non matrigna: non asseconda le debolezze e l'inclinazione al peccato dei suoi figli, ma li ammonisce, li esorta e li punisce con sanzioni medicamentose per indurre ogni anima allo scopo per cui è stato creato, cioè la beatitudine eterna. Ogni anima, voluta e amata da Dio, è stata redenta dal Redentore sulla Croce, per il quale ha versato il suo stesso Sangue: Cujus una stilla salvum facere totum mundum quit ab omni scelere. Come leggiamo nell'Adoro te devote, composto dal Doctor Communis, una sola goccia del Preziosissimo Sangue di Cristo ha il potere di salvare l'intero genere umano da tutti i suoi peccati. L'immutabile insegnamento della Chiesa è semplice, cristallino e ispirato dall'amore di Dio e dall'amore del prossimo per Lui. Non si impone come crudele castrazione delle tendenze e degli orientamenti della persona umana che difende irrazionalmente come legittima, ma piuttosto come sviluppo amoroso e armonioso dell'individuo verso l'unico scopo che può realizzarlo pienamente e che corrisponde all’intima essenza della sua natura. L'uomo nasce per amare, adorare e servire Dio, e così giungere alla beatitudine eterna nella gloria del Paradiso. Fargli credere che assecondando gli istinti corrotti del peccato originale e dei peccati personali può in qualche modo realizzarsi lontano da Dio e contro di Lui costituisce un inganno colpevole e una gravissima responsabilità da parte di coloro che abusano del proprio ruolo di Pastori per per illudere le pecore e gettarle nell'abisso. Occorre invece mostrare, con paziente ma ferma direzione spirituale, che ogni essere umano ha un destino soprannaturale e un cammino di sofferenza e di sacrifici che lo temprano e lo rendono degno della sua ricompensa eterna. Non c'è Resurrezione senza Calvario, non c'è vittoria senza lotta! Questo è vero per ogni anima redenta da Nostro Signore: sia la persona sposata che il celibe, il sacerdote e il laico, l'uomo e la donna, il bambino e l'anziano. La battaglia contro la propria natura corrotta dal Peccato Originale ci unisce tutti: chi gestisce il denaro deve lottare contro la tentazione di rubare, chi è sposato deve combattere contro la tentazione di tradire il proprio coniuge, chi vive nella castità deve lottare contro le tentazioni contro la purezza, chi mangia del buon cibo deve lottare contro la tentazione della gola, e chi è esposto al pubblico plauso deve lottare contro la tentazione dell'orgoglio. Così, con umiltà e fiducia nella grazia di Dio, e ricorrendo all'intercessione della Vergine Immacolata, ogni persona che il Signore mette alla prova – anche nella dolorosa situazione dell'omosessualità – deve comprendere che è nella lotta contro peccato che si conquista il proprio posto nell'eternità, non rende vana la Passione di Cristo, e fa risplendere lo splendore della Misericordia di Dio verso le sue creature, che Egli aiuta nel momento della tentazione – non con l'illusoria approvazione delle inclinazioni al male ma additando il destino glorioso che attende ciascuno di noi: essere ammessi alle Nozze dell'Agnello indossando la veste regale che Egli ha preparato per noi. Ci assista in questo pellegrinaggio terreno la Grazia riconquistata con l'Assoluzione sacramentale e il cibo celeste della Santa Eucaristia, Pane degli Angeli e pegno della gloria futura.

+ Carlo Maria Viganò,


Arcivescovo 3 luglio 2021


Sant'Ireneo, vescovo e martire




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