Massoneria

04 maggio 2021
Loggia Ungheria, lo scandalo che travolge la magistratura nascosto dai giornali e svelato da Di Matteo

Loggia Ungheria, lo scandalo che travolge la magistratura nascosto dai giornali e svelato da Di Matteo

Pensavo che piovesse. Invece grandina. Questo giornale da un anno e mezzo, cioè da quando è tornato in edicola, parla tutti i giorni del degrado che sta travolgendo il vertice della magistratura italiana. E dell’asservimento del giornalismo giudiziario alle Procure. Ci siamo beccati anche un sacco di querele, e di polemiche, per la nostra denuncia quotidiana. Però neanche noi potevamo immaginare che si fosse arrivati a questo punto.

Quello che sta emergendo a proposito della Loggia Ungheria che aveva sostituito il Csm (all’insaputa di una parte del Csm), a proposito dei verbali segreti che venivano smerciati in vario modo, e degli occultamenti, e del silenzio dei giornali, e del coinvolgimento di Davigo, e della denuncia di Di Matteo, e dei tentativi di travolgere anche il presidente della Repubblica, e dei guai di Conte, e delle riunioni incappucciate… beh tutto questo ci dice che, in fondo, siamo anche noi dentro quel “pensiero unico” che non riesce ad avvicinare la realtà e resta sempre basso basso, affidandosi a una modesta immaginazione. Avevamo, sì, accostato la cupola della magistratura (come è stata definita da diversi magistrati anche abbastanza moderati) al ricordo della P2. Ma eravamo molto ottimisti.

La P2 – come hanno ricordato recentemente sulle nostre pagine Paolo Guzzanti e David Romoli – era una associazione segreta di modesta potenza, che non commise grandi crimini e che alla fin fine riuscì solo ad appropriarsi del controllo sul Corriere della Sera. Qui parliamo invece di una organizzazione assai più potente. Micidiale. Che sostituisce le istituzioni e non controlla semplicemente un giornale ma tutta la macchina della giustizia. E che orienta la giustizia, decide le nomine, i poteri e soprattutto le inchieste e le sentenze. Abbattendosi come una schiacciante dittatura sulla politica, che la conosce e ne è terrorizzata, e sulla vita personale di centinaia di migliaia di cittadini che finiscono nel tritacarne, immaginano di trovarsi di fronte a una macchina imparziale e ad alto contenuto morale, e invece si trovano di fronte a una combriccola che non si occupa minimamente di diritto ma solo di potere. Ed è capace di spaventose vessazioni. Processi infiniti, carcere, gogna, condanne.

Avete capito? Provo a ricapitolare la storia in modo ultra-sintetico. Dunque, un Pm milanese di grande prestigio (l’erede, dicono, della Boccassini) interroga l’avvocato Amara, che è anche il teste chiave sul quale è stato costruito il processo a Palamara. Immagino quindi che sia un teste considerato attendibile. Questo teste dice una quantità enorme di cose che gettano un’ombra cupa su molti magistrati, inguaia anche l’ex premier Conte, e – pare – denuncia l’esistenza di questa Loggia Ungheria, che probabilmente prende il nome da piazza Ungheria a Roma. Per qualche ragione che noi non conosciamo, e che non viene chiarita, il Pm (che si chiama Storari) trova intralci alle sue indagini, e allora prende il fascicolo con tutte le dichiarazioni dell’avvocato Amara – che evidentemente non considera un pallonaro, altrimenti avrebbe dovuto indagarlo per calunnia – va a Roma e lo consegna a un mostro sacro della magistratura (e del partito dei Pm) come Piercamillo Davigo, che in quel momento è consigliere del Csm e la cui corrente fa parte della maggioranza rosso-bruna (estrema destra più estrema sinistra) che all’epoca governa il Consiglio superiore. Davigo, ricevuto il plico, che fa? Lui ha dichiarato: “avverto chi di dovere”.

E chi sarebbe? E che vuol dire “avverto”? Boh. Il giornale del quale è editorialista e consigliere numero uno del direttore, cioè il Fatto (al quale gli scandali piacciono moltissimo, ma non tutti, questo per esempio piace pochissimo…) cerca di difenderlo chiamando in causa Mattarella. Dice: Piercamillo lo ha detto a Mattarella, lo ha detto a Mattarella… Sarà vero? Speriamo di no. Altrimenti lo scandalo supererebbe in gravità tutti gli scandali precedenti, da quello della banca Romana di 130 anni fa in poi. Comunque, a quanto pare, Davigo (che avrebbe ricevuto questi documenti sconvolgenti un anno fa), non consegna il plico al Csm. Tace. In quei giorni lui sta combattendo la sua battaglia personale (aiutato anche dalla politica e da alcuni gruppi parlamentari) per restare in Csm, illegittimamente, dopo la pensione. Ma questa battaglia la perde. A ottobre deve lasciare. E cosa succede a ottobre? A quanto pare la sua segretaria consegna il plico prima a Repubblica poi al Fatto Quotidiano. È un reato. I due giornali, che hanno sempre pubblicato vagonate di intercettazioni coperte dal segreto sostenendo la tesi che il diritto di cronaca è diritto di cronaca, stavolta diventano serissimi. Dicono: no, non possiamo pubblicare perché c’è il segreto. E così la cosa resta incappucciata.

Ma alla fine, dice la storia, c’è sempre il rischio che esca fuori qualcuno che si accorge che il re è nudo e, ingenuamente, lo fa notare. Chi é? È Nino Di Matteo. Anche lui, recentemente, ha ricevuto il plico. Dice di non sapere da chi. Che è stata una spedizione anonima. Proviamo a indovinare: o dal sostituto milanese o da Davigo, o dal suo entourage, a occhio. Comunque Di Matteo ci pensa qualche giorno e poi denuncia. Come è suo dovere. “Ho un plico. È pieno di calunnie”. Già, ma chi l’ha detto che sono calunnie? Neanche Di Matteo, forse, ci crede molto. È solo che deve mantenere quel minimo minimo di diplomazia. A questo punto lo sputtanamento è generale. Repubblica reagisce denunciando tutto in modo gridato: con un titolo di apertura in prima pagina. Giusto. Un po’ tardi? Beh, sì, un po’ tardi. Il Fatto invece inguatta la notizia a pagina 6. Il povero Antonio Massari è lasciato solo a firmare tutti i pezzi. Gli dicono: veditela tu, non tirarci in mezzo. Almeno un editorialino di Travaglio? Implora Massari. Lascia stare, Travaglio è preso da Pietrostefani, non ha tempo… E in prima pagina il Fatto continua a scagliarsi contro Renzi che ha scritto un articolo filo-arabo e a denunciare il fallimento della campagna vaccinale proprio nel giorno in cui si raggiungono i 500 mila vaccini. So’ pure sfortunati. Succede.

E ora? Beh, a noi non è mai piaciuto l’eccesso di inchieste della magistratura. Ma qui è impossibile fingere di non vedere i reati. Vorremmo sapere innanzitutto chi era in questa Loggia, e poi capire in che modo si procederà, dal punto di vista giudiziario, nei confronti dei magistrati coinvolti. Soprattutto il Pm milanese Storari (che ha dato i documenti a Davigo) e Davigo che non li ha dati al Csm. Qui ci vorrebbe un Pm per capire quali possano essere i reati da contestare. Faccio io, a occhio: rivelazioni di segreto d’ufficio (articolo 326 del codice penale, pena massima 3 anni), omessa denuncia (art. 361, pena massima 1 anno), abuso d’ufficio (art. 323, pena massima 4 anni), favoreggiamento ( art. 378, pena massima 4 anni)…

Tranquilli, sto scherzando: io spero che nessuno indaghi Davigo né nessun giustizialista amico suo. Certo, se le parti fossero invertite, e se fossimo noi del Riformista i sospettati e Davigo l’inquisitore, sarebbero guai seri: probabilmente ci troveremmo addosso anche l’accusa di ricettazione (art. 648, pena fino a 8 anni) e peculato (art. 314, pena fino a dieci anni) e a quel punto, vista l’alta probabilità di inquinamento delle prove, ci sarebbe anche l’arresto! Per fortuna che le parti non sono invertite…

P.S. Niente paura. Su tutto questo casino indagherà la Procura di Roma. Il procuratore è stato nominato con il contributo decisivo di Davigo.


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