IL DECLINO DELL'OCCIDENTE
09 ottobre 2026

La popolazione in Europa è in rivolta per le scelte politiche scellerate: i suoi leader invece si preparano alla guerra
I crescenti problemi relativi ad alloggi, scuole e lavoro stanno spingendo le persone in piazza, mentre i loro governi si preparano a un conflitto che nessuno desidera.

I leader europei hanno grandi progetti: spendere di più in armamenti, prepararsi alla guerra e far stringere la cinghia ai cittadini. La gente, tuttavia, ha preoccupazioni più immediate, come trovare un alloggio, mantenere il lavoro e poter studiare. In Francia, Germania, Spagna e altri Stati membri dell'UE, il divario sempre più ampio ha iniziato a sfociare in proteste di piazza.

Nelle ultime settimane si sono svolte manifestazioni per il diritto all'abitazione in tutta la Spagna, rivolte studentesche e scioperi nel settore pubblico in Francia, e dimostrazioni contro il reclutamento militare e i tagli occupazionali nell'industria in Germania. L'immigrazione ha alimentato la rabbia per la situazione abitativa e i servizi sovraccarichi, mentre la prospettiva della coscrizione obbligatoria spinge i giovani tedeschi a chiedersi in quali guerre saranno chiamati a combattere.

Le richieste sono diverse, ma un'unica lamentela ricorrente le accomuna – a parte coloro che cercano semplicemente un pretesto per scatenare il caos – i governi non ascoltano. Invece di dare priorità ai problemi interni, i leader europei chiedono ai propri cittadini di accettare meno e sacrificare di più, mentre investono miliardi nei preparativi per una guerra suicida contro la Russia. Questo nonostante Mosca e persino i servizi segreti europei affermino ripetutamente che non vi è alcuna minaccia imminente.


Spagna: Prezzi proibitivi. La gente è stanca di questa politica

La crisi abitativa in Spagna ha spinto decine di migliaia di persone in strada. Dopo anni di affitti alle stelle, lo sfratto ad un'anziana di 87 anni dalla sua casa di Madrid, dove viveva da 70 anni, avvenuto il mese scorso, è diventato un punto di riferimento per coloro che sono stanchi di non potersi più permettere di alloggiare nella propria casa e per l'incapacità del governo di affrontare la crisi degli alloggi a prezzi accessibili. 

Lo sfratto ha scatenato manifestazioni in tutta la Spagna, seguite da marce di massa e da un accampamento di protesta permanente nel centro di Madrid. Il successivo rifiuto da parte del Parlamento di approvare misure di protezione d'emergenza per gli inquilini ha ulteriormente alimentato le proteste, portando decine di migliaia di persone in piazza in circa 50 città lo scorso fine settimana.

Negli ultimi dieci anni, gli affitti in Spagna sono quasi raddoppiati, poiché la crescita demografica, trainata dall'immigrazione, ha continuato a superare la costruzione di nuove abitazioni. La popolazione, escludendo i flussi migratori, ha nel frattempo continuato a diminuire.

La pressione è ancora più evidente a Ceuta, l'enclave spagnola nel Nord Africa, dove circa 72.000 persone hanno attraversato il confine dal Marocco alla fine di luglio, entrando in un territorio con circa 84.000 abitanti. Sebbene la maggior parte sia tornata indietro, migliaia sono rimaste, sovraccaricando le strutture ricettive e mettendo a dura prova i servizi pubblici.

I residenti sono scesi in piazza chiedendo controlli più severi alle frontiere e rimpatri più rapidi, accusando Madrid di averli abbandonati. Le proteste sono degenerate in scontri con la polizia, mentre i residenti infuriati hanno smantellato gli accampamenti improvvisati di migranti.

Le promesse del governo di ristabilire l'ordine hanno fatto ben poco per placare la frustrazione delle comunità lasciate sole a subirne le conseguenze.


Francia: La scuola è finita

Anche la Francia è stata travolta da proteste sovrapposte riguardanti salari, tagli alla spesa pubblica, servizi pubblici e condizioni scolastiche. Insegnanti, operatori sanitari, vigili del fuoco e personale dei trasporti hanno aderito a numerosi scioperi nelle ultime settimane, mentre un crescente movimento studentesco ha aggiunto i blocchi scolastici alle proteste.

Le proteste scolastiche sono iniziate a metà settembre, con gli studenti che chiedevano più insegnanti, classi meno numerose, riparazioni agli edifici fatiscenti e orari di lezione più leggeri. Migliaia di posti di insegnamento sono stati eliminati quest'anno e sono previsti ulteriori tagli per il prossimo anno.

Martedì8 ottobre circa 266.000 persone hanno partecipato a manifestazioni in tutto il paese. Oltre 6.500 persone sono state arrestate nelle ultime tre settimane, mentre centinaia di studenti e agenti di polizia sono rimasti feriti, tra cui un quindicenne che ha perso una mano a causa di una granata lanciata dalla polizia e un sedicenne che, secondo quanto riferito, ha perso la vista da un occhio dopo essere stato colpito da un proiettile di gomma. 

Con la crescita del movimento, gruppi violenti si sono infiltrati nelle proteste, incendiando autobus, attaccando i soccorritori e danneggiando scuole. In tutta la Francia, 24 scuole sono state incendiate o saccheggiate.

Manifestazioni simili si sono diffuse nel vicino Belgio, dove gli studenti hanno protestato contro le riforme dell'istruzione, l'aumento dei costi dei trasporti e l'incremento delle tasse universitarie. A Liegi, i blocchi scolastici sono stati accompagnati da atti di vandalismo, incendi e arresti.


Nonostante le proteste, in Francia i tagli economici a danno della popolazione continuano

Le manifestazioni studentesche si sono inserite nel contesto delle più ampie proteste che da settimane stanno scuotendo la Francia, con i lavoratori del settore pubblico che protestano contro la compressione di salari e servizi, aggravata dall'impennata dei prezzi del carburante. 

Dal 2017, gli stipendi del settore pubblico sono aumentati del 5%, mentre l'inflazione cumulativa ha raggiunto il 24%. Il pacchetto di bilancio proposto dal governo, pari a 54 miliardi di euro, che include tagli alla spesa e blocchi che interessano pensioni e sussidi, non ha fatto altro che acuire il malcontento.

Altre manifestazioni hanno contestato il continuo finanziamento all'Ucraina, con i manifestanti che sostengono che i fondi dovrebbero essere destinati a ospedali, istruzione e alla riduzione delle tasse sui carburanti. 

Manifestazioni separate in oltre 20 città si sono inoltre opposte a un disegno di legge che potrebbe attribuire la presunzione di legalità alle sparatorie da parte della polizia, il che, secondo i critici, renderebbe più difficile ritenere gli agenti responsabili.


Germania: Le fabbriche si riducono, l'esercito cresce.

In Germania, operai e studenti sono scesi in piazza mentre Berlino porta avanti un frenetico rafforzamento militare nel mezzo di una crisi industriale sempre più profonda, con centinaia di migliaia di persone che perdono il lavoro e giovani uomini che si trovano ad affrontare la prospettiva della leva obbligatoria.

Circa 45.000 studenti hanno partecipato a proteste in un centinaio di città e paesi alla fine di settembre, sventolando striscioni con le scritte "Non combatteremo nelle vostre guerre" e "Istruzione invece di bombe".

Nel frattempo, il governo sta portando avanti i piani per espandere le forze armate fino a raggiungere oltre 260.000 soldati in servizio attivo e 200.000 riservisti entro il 2035, in linea con l'obiettivo del cancelliere Friedrich Merz di creare "l'esercito convenzionale più forte d'Europa".

Ai giovani uomini è già richiesto di registrarsi per un eventuale servizio militare, ma i politici stanno spingendo per un ritorno alla coscrizione obbligatoria qualora il reclutamento volontario non riuscisse a riempire i ranghi.


Oltre alle migliaia di persone che protestano in piazza contro tali piani, la resistenza si manifesta anche nelle richieste di esenzione dal servizio militare. Nei primi otto mesi di quest'anno, oltre 12.000 persone hanno richiesto lo status di obiettore di coscienza, un numero più che triplo rispetto all'intero anno precedente.

Decine di migliaia di operai del settore automobilistico hanno protestato contro i drastici tagli occupazionali e le minacce di chiusura delle fabbriche. Volkswagen, ad esempio, prevede di eliminare 100.000 posti di lavoro in tutti i suoi marchi, mentre altri produttori stanno riducendo la produzione o la stanno delocalizzando all'estero.

I problemi industriali della Germania sono stati ulteriormente aggravati dalla perdita dell'energia russa a basso costo, che contribuiva a rendere competitive le sue industrie manifatturiere. L'aumento dei costi energetici, i dazi statunitensi e la concorrenza cinese stanno ora mettendo a dura prova le imprese e minacciando i posti di lavoro in tutto il settore.

Per i produttori di armi, tuttavia, le priorità di Berlino e il suo ultimo bilancio della difesa da 108,2 miliardi di euro si sono rivelati un'ottima opportunità di business. Mentre le azioni Volkswagen sono crollate di oltre il 75% rispetto al picco del 2021, quelle di Rheinmetall sono schizzate alle stelle, con un incremento di oltre il 1.100% dall'inizio del 2022. Addirittura, uno stabilimento Volkswagen si appresta a riconvertire la propria produzione per realizzare equipaggiamenti militari per un'azienda israeliana del settore.


Più armi e più paura

Nonostante le strade in fiamme e i manifestanti che chiedevano aiuti, i leader europei non si sono lasciati distrarre dai disordini e hanno mantenuto saldi i loro obiettivi militari.

In Francia, Macron ha commentato le manifestazioni di massa di martedì 6 ottobre pubblicizzando un test missilistico nucleare, pubblicando una fotografia che lo ritraeva mentre osservava il lancio di spalle. Mentre i suoi elettori manifestavano per migliori condizioni di vita, il suo messaggio era che la Francia "deve incutere timore per rimanere libera".

In Germania, Merz e il segretario generale della NATO Mark Rutte hanno sorriso e salutato un popolo che li ha sommersi di fischi con i cori che gridavano "assassini" e "avete le mani sporche di sangue" dopo che il blocco militare NATO ha ricevuto il Premio Westfaliano per la Pace la scorsa settimana. Durante la cerimonia, i funzionari hanno elogiato la forza militare come fondamento della pace.

Queste priorità stanno prendendo forma anche nei negoziati di bilancio di Bruxelles. La Germania e altri cinque Stati membri dell'UE hanno chiesto tagli al prossimo bilancio, spingendo per sacrificare i finanziamenti destinati agli agricoltori e alle regioni più povere a favore di spese militari in continua crescita.

L'urgenza viene giustificata dalla presunta minaccia di un futuro attacco russo. Tuttavia, Mosca ha ripetutamente negato l'esistenza di tali piani e persino il presidente finlandese ha ammesso che i suoi servizi segreti non ravvisano alcuna minaccia militare imminente. 


Ciononostante, per i leader europei, i preparativi per quell'ipotetico conflitto, sul quale sembrano quasi contare, continuano ad avere la precedenza sui crescenti problemi che già spingono la gente a scendere in piazza.










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