Ambientalismo
26 settembre 2026

ALLA GOGNA PER AVER DETTO LA VERITÀ SUL CLIMA
INTERVISTA A GIORGIO GIACCHETTI



Prima che essere presidente dell’Ordine dei Geologi del Veneto – un incarico che, ci tiene a dirlo, ha accettato per spirito di servizio – Giorgio Giacchetti è geologo professionista da quando indossava i calzoni corti: non è solo laureato in Geologia, ma già dagli studi superiori usciva perito minerario. E tra la laurea e la presidenza ha avuto modo di operare professionalmente nei cinque continenti. Ora opera in Italia, con competenza e anche con una punta di coraggio. Purtroppo, proprio per mettersi al servizio degli interessi del Paese (che a volte cozzano con quelli di parte di alcuni furbetti, a volte insignificanti ma sempre petulanti) l’hanno messo alla gogna. 


Presidente Giacchetti, ci dica cos’è successo.


«Nel 2025 ero stato invitato a portare un contributo a un convegno promosso dal Comune di Belluno. Argomento: gestione del dissesto idrogeologico del territorio.  Il volumetto che raccoglie le memorie dei relatori è stato distribuito agli addetti ai lavori in regione e, successivamente, anche in alcune scuole di Belluno. È accaduto che un paio di frasi della mia relazione abbiano scandalizzato un docente di una scuola, e a ruota interveniva tale Prof. Carlo Barbante dell’Università Ca’ Foscari di Venezia con una lettera aperta di reprimenda. Il che mi ha meravigliato perché l’intervento era mio personale, e l’Ordine professionale è un’istituzione laica che ha lo scopo di tutelare il lavoro intellettuale degli associati, non di validare il loro parere professionale». 


Ma Barbante è un chimico, per giunta analitico, che temo poco sappia di geologia…


«Cosa ne sappia non lo so. Sta di fatto che s’è scatenata una tempesta mediatica sostenuta dal Pd locale e regionale, Cgil, Legambiente, Kyoto Club. La chiamo “tempesta”, perché i titoli nella stampa e nella rete erano del tipo: “Negazionista, via dalla scuola”, “Ritirate il libretto, va contro la scienza”, “È pericoloso”, “Fatto gravissimo”. Ha presente il sommo sacerdote che si straccia le vesti e grida “Ha bestemmiato”? Ecco, così». 


Ci dica lei cosa ha tolto il sonno a Pd, Cgil, Legambiente e Kyoto club. O, meglio, ci dica delle accuse di Barbante, l’unico che, tra i soggetti citati, magari ha studiato qualcosa… 


«In parte mi hanno accusato di aver detto cose che non ho detto».


Per esempio?


«Che l’aumento della CO2 sarebbe una conseguenza e non una causa del riscaldamento. Quanto ho scritto deriva da fonte bibliografica chiaramente citata e si riferisce all’andamento registrato nel passato».


Infatti, la cosa è nota in letteratura. E affermazioni vere contestate?


«Che oltre la concentrazione di 260 ppm (oggi siamo a 420 ppm, ndr), l’effetto serra della CO2 è trascurabile e che i modelli previsionali climatici non sono robusti e che l’origine del riscaldamento attuale può molto probabilmente essere di origine astronomica. Tutte affermazioni che, nella mia memoria, ho corroborato con citazioni dalla letteratura». 


Anche queste sono cose ben note, ma non può prendersela col prof. Barbante se lui non conosce la letteratura.


«Ma no, si figuri non mi straccio le vesti. Il fatto è che Barbante mi accusa che quelle mie affermazioni sono smentite dalla letteratura e, in nome di questo, chiede la sospensione della distribuzione del libretto degli Atti del convegno. Invece, tutte le affermazioni da me fatte e che egli lamenta hanno un preciso riscontro in letteratura, riscontro da me citato nella mia relazione».


Questo Barbante non sembra conoscere le regole del mondo accademico: quando si organizza una conferenza, si raccolgono gli Atti con le memorie di ogni relatore, il quale è responsabile della propria. Gli Atti poi sono diffusi o, comunque, resi disponibili a tutti, non censurati! Anzi, se ne auspica la massima diffusione. Da accademico, propenderei per scherzosamente chiedere la rimozione di Barbante dall’Accademia.


«Ma non c’è solo il mondo accademico. Ci sono anche altri soggetti che chiedono all’Ordine di riunirsi e prendere ufficialmente posizione contro questi argomenti, con la pretesa di interferire con un organo della Pubblica Amministrazione al di fuori delle sue funzioni. Ci manca solo la polizia morale…. Sembra che un’amministrazione non possa organizzare un convegno senza il placet preventivo di un qualche Minculpop». 

 

Io ho letto la sua memoria. Ma questi punti, diciamo così, controversi occupano solo una infima parte. La maggior parte di essa riguarda tutt’altro…


«Esatto, e quella è la parte che mi sta più a cuore. Da geologo professionista ho voluto sottolineare un problema che, in scienza e coscienza, il Paese e i responsabili politici avrebbero il dovere di affrontare. Ed è questo: al netto dei dubbi che, almeno per dovere di cronaca, ho enunciato (e dico “per dovere di cronaca” perché sono dubbi di una nutrita comunità di accademici), anche quando fossero dubbi insussistenti, rimane il fatto che il proposito di affrontare le conseguenze di eventi meteorologici estremi (e sgraditi) riducendo le emissioni di CO2 è un proposito che, primo, è destinato a fallire e, secondo, che sta di tutta evidenza fallendo. È destinato a fallire perché anche se azzerassimo oggi le emissioni il cambiamento climatico non si fermerebbe perché esso fa parte della natura del nostro pianeta. E sta di tutta evidenza fallendo perché, a dispetto dell’impegno dichiarato da praticamente tutti i Paesi del mondo, le emissioni sono oggi non il 50% in meno, non il 5% in meno e neanche l’1% in meno di quelle del 1990, ma il 60% in più. E badi che il Protocollo di Kyoto entrò in vigore oltre 20 anni fa». 


Quale sarebbe, allora, il suo suggerimento da professionista?


«Fare come coi terremoti: attuare strategie di adattamento. Quindi, per esempio, governare le acque. E farlo prima che arrivi l’emergenza: per prevenire i danni dai periodi di siccità, raccoglierle; e per prevenire i danni da alluvioni, ripensare alla gestione degli alvei. Nella mia relazione suggerivo alcuni spunti in proposito».


Un suggerimento in scienza e coscienza, il suo. Ma, rammenti, nessuna buona azione resta impunita.


«Spero che non sia così».


Franco Battaglia


Articolo pubblicato sul quotidiano LA VERITÀ il 26 settembre 2026








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