15 Novembre 2021
Egregio dott. Boezi,
il Suo articolo su Il Giornale, L’autogol tradizionalista sui vaccini, pubblicato domenica 14 Novembre,
mi annovera tra i «no vax della Chiesa». Vedo che anche Lei parte in
tromba bollandomi con un’etichetta che non mi corrisponde: innanzitutto
perché quello contro la Covid19 non è un vaccino ma un siero genico
sperimentale, e poi perché, avendo trascorso diversi anni in Africa, mi
sono varie volte sottoposto a vere vaccinazioni prima di visitare
villaggi colpiti da epidemie.
Anche Lei, quindi, si allinea alla “criminalizzazione del
dissenso” ma aggiungendovi un interessante parallelo, che sottoscrivo:
chi è contro la narrazione pandemica è anche contro il ruolo di
Bergoglio come profeta del Great Reset. Questo elemento, a Suo modo di
vedere, inficerebbe l’intero fronte “tradizionalista”, lasciando campo
libero a quello “progressista”, quando invece conferma – e questo è ciò
che vi disturba – la sua coerenza nell’identificare la stessa matrice
eversiva tanto nelle limitazioni delle libertà costituzionali del Green Pass quanto nella propaganda bergogliana a favore del siero genico, addirittura indicandolo come «dovere morale».
La Sua valutazione non entra nel merito né della validità
delle argomentazioni addotte per quanto riguarda l’emergenza pandemica e
la campagna vaccinale, né della deriva dottrinale, morale e
disciplinare del presente “pontificato”. Ella dà per scontate la
narrazione pandemica, l’efficacia di un siero genico sperimentale dalle
gravissime implicazioni morali e l’assoluta ortodossia di Bergoglio.
Secondo Lei, «propendere per teorie anti-scientifiche e complottiste,
soprattutto alla luce della provata efficacia dei vaccini anti-Covid19,
comporta delle conseguenze», ossia l’estromissione della “componente
tradizionale” – che sarebbe corretto chiamare Cattolica tout tourt – dalla vita della Chiesa, una volta finita la pandemia; un significativo parallelo con quanto già avviene in ambito civile.
Quella che Lei chiama «provata efficacia dei vaccini
anti-Covid19» viene smentita dalla quotidiana riduzione dell’immunità
che essi dovrebbero garantire; quelle che lei definisce «teorie
anti-scientifiche e complottiste» sono il risultato di ricerche di
illustri scienziati, tra cui lo stesso inventore della tecnologia mRNA,
dott. Robert Malone; e quello che lei bolla come «complotto» è in realtà
un progetto dichiarato pubblicamente dal World Economic Forum di Klaus Schwab e dall’Agenda 2030 dell’ONU.
Mi stupisce da parte sua quest’opera di disinformazione sistematica,
che tradisce un’assoluta incompetenza professionale, non esclusa una
lucida malafede.
Mi preme poi sottolineare l’assunto secondo cui i
“conservatori” e i “tradizionalisti” dovrebbero fare un calcolo
meramente politico e di opportunità per convincersi ad appoggiare la
narrazione pandemica, in modo da non rimanere estromessi dinanzi alla
schiacciante vittoria del fronte “progressista”, che ha sposato le tesi
ufficiali. Ma queste, caro Boezi, sono preoccupazioni Sue o di chi ha
ispirato il Suo articolo, non certo mie. Per questo “fronte
conservatore”, il fatto che Benedetto XVI si sia sottoposto a
vaccinazione dovrebbe essere sufficiente a dimostrare l’affidabilità
della posizione suggerita dai “moderati”, ad esempio con le opinabili
tesi sulla liceità morale del siero genico espresse da alcune
pubblicazioni recenti di area “conservatrice”, in netta opposizione alle
dichiarazioni dell’Enciclica Caritas in veritate. Vedo che ancora una volta non si esita a strumentalizzare l’Emerito.
Questa valutazione rivela proprio quella mentalità mondana
e secolarizzata che ha portato i vertici della Chiesa ad assecondare
una mediocritas, una via di mezzo democristiana,
inconciliabile con la fedeltà al Vangelo. Nelle questioni di Fede e di
Morale, non è possibile servire due padroni, mercanteggiando la Verità
cattolica in nome del compromesso; men che meno quando tale squallido
atteggiamento si fonda sul timore di perdere potere e credibilità
dinanzi ad una menzogna che, per quanto diffusa e ripetuta, non per
questo diventa vera. In sostanza, Ella suggerisce di fare un calcolo
politico opportunistico, dando per scontato il successo delle
vaccinazioni, l’assenza di effetti avversi, e persino letali, del siero
genico e l’inesistenza di un piano globale che usa la pandemia per
instaurare un regime totalitario. E mi pare poco lusinghiero, per questi
“conservatori”, essere considerati disposti a cedere a così basse
argomentazioni solo per conservare un potere effimero e del tutto
marginale, in un momento in cui occorre schierarsi senza equivoci.
Tra i “moderati” vi sono purtroppo alcuni opportunisti,
che talvolta sono addirittura i primi ad accusare i “tradizionalisti” – e
me tra questi – di alimentare «complottismo e dietrologia». Ma queste
meschinità, lungi dal conferire autorevolezza o credibilità ad un
assunto indimostrabile, sono già evidenti per chi ancora esercita un
giudizio critico e non si vende ai fautori dell’agenda globalista
temendo di privarsi delle sue prebende. Un’agenda, giova ricordarlo, che
è intrinsecamente anticristiana e anticristica, e che si avvale della
collaborazione dei vertici della Gerarchia e del suo capo, arruolato
come piazzista di vaccini e sostenitore dell’ecologismo neomalthusiano,
proprio perché li riconosce come alleati, confermando il tradimento che
affligge il corpo ecclesiale.
Dovrebbe essere questa inquietante alleanza della corrotta
Gerarchia ecclesiastica con i nemici di Dio a lasciare sconcertati, con
l’aggravante di essere motivata da cortigianeria e non dal bonum commune per lo Stato e dalla salus animarum per
la Chiesa. Poco importa «che tipo di peso politico avranno quelli che
hanno propagandato l’anti-vaccinismo», o che «la voce degli sconfitti
risulterà affievolita se non direttamente etichettata come
macchiettistica» anche grazie al Suo contributo e a quello di sedicenti
conservatori già ampiamente smascherati: la Verità, che è attributo di
Dio, sta già emergendo nonostante l’accanita censura del mainstream.
Chi si è asservito al sistema per ragioni di opportunismo dimostra di
pensare che anche gli altri siano corruttibili come lui e disposti a
vendersi al padrone di turno, e questo già lo qualifica. Il vero
autogol, caro Boezi, l’ha fatto Lei, dimostrando di misconoscere
l’indole dei Cattolici tout court, non certo disposti a far mercato dei propri principi.
La prego di pubblicare quanto prima questa mia lettera,
dandomi modo di rispondere al Suo articolo, come si addice ad un
quotidiano che si vuole rispettoso del libero confronto delle idee.
Con osservanza,
+ Carlo Maria Viganò, Arcivescovo